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Molo di Nervi dissestato dalle mareggiate, Ferrante: «Erosione del piano di posa del cassone, rotazione del cassone che si è anche abbassato in punta»

In Consiglio comunale il caso del pennello del porticciolo di Nervi, chiuso dopo il dissesto del cassone principale. M5S, Avs e Pd attaccano il progetto ereditato dalla precedente amministrazione, l’assessore ai lavori pubblici annuncia nuove verifiche subacquee e lavori di ripristino da contenere entro dieci giorni

Il molo del porticciolo di Nervi torna in Consiglio comunale e diventa uno dei primi casi tecnici e politici finiti sul tavolo della nuova amministrazione. A riaprire il dossier sono state tre interrogazioni sulla situazione del pennello realizzato all’ingresso dello specchio acqueo, oggi chiuso per ragioni di sicurezza dopo il dissesto emerso nei giorni scorsi. Il tema è noto da tempo nel Levante: il restyling del porticciolo, concluso nel 2021, avrebbe dovuto risolvere una parte delle criticità storiche dell’area, ma secondo diversi consiglieri comunali ha finito per lasciare aperti i problemi originari e aggiungerne di nuovi, dalla protezione dalle mareggiate all’accumulo di Posidonia, fino alla tenuta delle opere più recenti.

La risposta dell’assessore ai lavori pubblici e manutenzioni Massimo Ferrante ha fissato il punto amministrativo da cui ripartire: il Comune non intende sottrarsi all’intervento, ma rivendica anche che l’opera è arrivata a conclusione praticamente in coincidenza con l’insediamento della nuova giunta. «Quanto è accaduto ci ha sorpreso», ha detto Ferrante in aula, aggiungendo che la sorpresa è maggiore proprio perché si parla di un’opera terminata da pochissimo. Il passaggio politico è stato esplicito: «Non vogliamo dare colpe, ma non vogliamo neanche che qualcuno le dia a noi».

Il quadro tecnico illustrato dall’assessore parte da una videoispezione subacquea effettuata circa quindici giorni fa. Dalle verifiche sarebbe emersa l’erosione del piano di posa del cassone principale, in particolare nella zona della punta e sul lato rivolto verso la bocca d’ingresso del porticciolo. La successiva mareggiata avrebbe aggravato la situazione, producendo una rotazione rigida del cassone, che si sarebbe mosso intorno al proprio asse principale e, in modo più lieve, anche intorno all’asse minore, abbassandosi nella parte di punta.

Dopo la scoperta del problema, ha spiegato Massimo Ferrante, si è tenuta una riunione tecnica martedì 12 maggio con impresa e progettisti per valutare gli interventi possibili. L’obiettivo è duplice: ripristinare il piano di posa del cassone e limitare il fenomeno di erosione, in un punto dove le correnti risultano particolarmente forti per effetto della bocca del porticciolo. Il Comune attende ora una nuova ispezione e un rilievo dettagliato del fondale in prossimità del molo, da eseguire appena le condizioni del mare lo permetteranno. Secondo l’assessore, cessate le mareggiate, l’attività potrebbe essere effettuata già in settimana.

L’intervento ipotizzato prevede il riempimento delle zone scalzate attraverso getto subacqueo, il riposizionamento dei massi guardiani, se necessario, e l’eventuale rafforzamento della protezione contro lo scalzamento con nuovi massi di quarta categoria. Si tratta dei blocchi di maggiore pezzatura, utili per dare stabilità ma non privi di controindicazioni: sul lato del molo, infatti, l’inserimento di massi troppo grandi potrebbe ridurre in modo rilevante il pescaggio disponibile per l’attracco, mentre in punta il fondale scende più rapidamente. Anche per questo la decisione finale sarà assunta dopo il nuovo rilievo subacqueo. Al momento non c’è ancora un quadro economico definito, ma Ferrante ha indicato una priorità temporale: contenere le lavorazioni entro dieci giorni, anche per non appesantire l’avvio della stagione estiva e ridurre i disagi per operatori economici, frequentatori e residenti.

Le interrogazioni hanno però riportato in aula anche la storia controversa del porticciolo. Marco Mesmaeker, del Movimento Cinque Stelle, ha parlato di una progettazione che oggi, soprattutto nella gestione, può essere definita fallimentare. Secondo il consigliere, il pennello costruito all’ingresso avrebbe dovuto rappresentare una soluzione e invece si è trasformato in un’ulteriore criticità. Mesmaeker ha ricordato di avere seguito la vicenda già da consigliere municipale nel Levante, sostenendo che i limiti del progetto fossero stati segnalati da tempo, compresa la scelta di un disegno a gradoni verso il mare. La domanda posta all’assessore è stata quindi non solo cosa fare nell’immediato sul molo danneggiato, ma quale prospettiva complessiva intenda assumere il Comune su un porticciolo che continua a richiedere manutenzioni e risorse.

Anche Lorenzo Garzarelli, di Alleanza Verdi e Sinistra, ha insistito sulla responsabilità politica del progetto, contestando al centrodestra e alla guida del Municipio Levante di avere sostenuto e rivendicato l’intervento come simbolo di rilancio del territorio, per poi tentare oggi di spostare altrove il peso delle criticità. Il consigliere ha richiamato le contestazioni già emerse sui cassoni e ha ricordato che, a suo giudizio, le avvisaglie non mancavano nemmeno prima dell’attuale amministrazione. Per Garzarelli, il caso del porticciolo di Nervi rientra in un copione già visto: inaugurazioni, rivendicazioni politiche e, quando si manifestano i problemi, ricerca di responsabilità lontane da chi aveva sostenuto l’opera.

Più tecnica l’impostazione di Paola Maccagno, del Partito Democratico, che ha richiamato la relazione illustrativa del progetto definitivo-esecutivo, nella quale sarebbe stata già evidenziata l’esposizione inusuale del pontile all’attacco ondoso. Secondo la consigliera, quella documentazione indicava una fruibilità limitata dell’attracco, legata a condizioni del mare con onde molto contenute. Da qui la richiesta all’assessore di chiarire quali verifiche siano state svolte, quali siano le cause del dissesto, quali interventi siano previsti, con quali tempi e con quali costi per il Comune.

La seduta ha fatto emergere una linea comune tra le critiche delle opposizioni: il problema del porticciolo non può essere archiviato come effetto isolato di una mareggiata. Il cedimento del piano di posa e la rotazione del cassone vengono letti come l’ultimo episodio di una vicenda nella quale progettazione, manutenzione, esposizione al moto ondoso e sostenibilità economica degli interventi devono essere riconsiderate insieme. La nuova amministrazione, dal canto suo, si trova ora a gestire un’opera appena conclusa ma già bisognosa di un intervento urgente, con la necessità di mettere in sicurezza il tratto chiuso e, allo stesso tempo, evitare che il porticciolo resti prigioniero di riparazioni continue.

La risposta di Massimo Ferrante non chiude dunque il caso, ma apre la fase operativa. Prima servirà il nuovo rilievo subacqueo, poi la scelta tecnica tra riempimento, riposizionamento dei massi e possibile rafforzamento della protezione. Solo dopo sarà possibile definire costi, tempi precisi e tenuta dell’intervento. Per Nervi, però, il punto politico resta più largo: capire se il porticciolo possa essere semplicemente corretto con lavori mirati o se sia necessario rimettere mano a una visione complessiva che, finora, non ha impedito alle criticità di tornare ciclicamente in superficie.


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